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L’occhio del lupo

Cerco di non saltare l’appuntamento quotidiano con la mia cucciola, prima di salutarla per la notte, in cui le leggo qualche capitolo di un libro che le possa conciliare il sonno e nutrire la fantasia. Non ne potevo più della saga del topo giornalista, di quella dei magici gattini e delle avventure del micio fucsia dalla coda superdotata. Alla prima occasione ho infilato in mezzo ai volumi delle collane note un libretto, di cui non sapevo nulla se non il nome dell’autore, uno dei miei preferiti.
Dalle prime righe è stato chiaro che L’occhio del lupo, di Daniel Pennac, è un piccolo capolavoro: anche la mia ascoltatrice dall’alto dei suoi sette anni di letterata ha colto la differenza con quanto finora aveva incontrato, appassionandosi come mai era capitato.
Una delicata narrazione di avventura e amicizia assolutamente imperdibile: “Il dromedario e il ragazzo scherzano tra loro. E’ da molto che hanno imparato a ridere dentro. Visti da fuori, tutt’e due sono impassibili e seri come la dune.”

Gamma Settings

Mi rendo conto che una gran parte della mia vita è conseguenza diretta di uno sceneggiato del 1975. Da lì viene la decennale militanza in amnesty international, la scelta per il servizio civile e la sensibilità politica in area radicale. Da lì, indirettamente, l’aver conosciuto la mia compagna, i miei amici e miei soci. Io cosa faccio vedere a mia figlia?

Libertà di espressione

Ogni volta che leggo delle difficoltà che passa Yoani Sanchez (il blog è qui e prima ancora qui) per pubblicare i suoi post mi sento imbarazzato: vorrei avere qualcosa di grande e di importante da dire per sfruttare la mia assoluta libertà.

Sono stato a Cuba diversi anni fa e ho avuto la fortuna di vederla non solo da turista grazie ad un amico italiano che ne aveva fatto la sua seconda casa. So che quello che Yoani scrive è sempre vero, è drammaticamente vero: ricordo ancora la ragazza conosciuta al mercato che ha percorso 10 chilometri a piedi, sfidando il divieto a muoversi tra le zone diverse in cui è divisa l’Avana, per venire all’hotel dove alloggiavamo solo perché mia moglie le aveva promesso lo zainetto del nostro modesto tour operator.

E ricordo anche la serata alla gelateria Coppelia – allora riservata ai soli cubani ora non so – in cui ero entrato corrompendo un poliziotto con un dollaro per mangiare mezzo chilo di gelato cioccolato e vaniglia cattivo come quello di un hard discount ad un prezzo di 2 centesimi di euro attuali. Ricordo bene le famiglie che ne mangiavano una pallina e mettevano il resto nel thermos che si erano portate da casa.

Ecco di fronte alle difficoltà di Yoani vorrei che mi venisse qualcosa di profondo.