Non certezza e responsabilità

Per il solo fatto di esistere, ogni cosa rompe una simmetria elementare – quella dell’assoluta omogeneità – e si colloca come elemento di separazione tra classi di opposti; a loro volta gli opposti si proiettano sulla cosa che li ha generati.

E’ dunque la semplice esistenza ad innescare la nascita di opposti in termini comparativi. Destra e sinistra, sopra e sotto, davanti e dietro sono polarizzazioni evidenti a tutti; altrettanto evidente è che qualunque cosa fisica ha un sopra e un sotto, una destra e una sinistra, un davanti e un dietro.

Nella nostra cultura, che vuole l’assolutizzazione delle cose, gli opposti hanno assunto significati ontologici e perfino etici cosicché si è portati a credere che esista “il bene in sé” , “il male in sé”, “la giustizia in sé”, “l’ingiustizia in sé” e ovviamente “la destra” e “la sinistra”. Tuttavia questi concetti sono, e rimangono, solo opposti comparativi, interdipendenti e reciproci che traggono senso l’uno dall’altro.

La relativizzazione della comparazione, che pure certamente esiste, è in un certo senso banale. Piuttosto è interessante la questione della coesistenza degli opposti nelle cose e l’impossibilità di definire una cosa assolutamente buona o, all’opposto, assolutamente cattiva perche invece ogni cosa è assolutamente sia buona che cattiva, sia giusta che sbagliata.

Pensiero debole? No accettazione della contradditorietà intrinseca nelle cose e rivendicazione del ruolo forte del soggetto sia sul piano etico che della conoscenza, perché rispondendo modestamente alla “sicura non certezza” con la primaria responsabilità di aderire alla propria legge morale si può almeno sperare di agire eticamente e conoscere.

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